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Teoria finanziaria | Le azioni e la borsa
Le azioni sono frazioni del capitale di una società. Chi acquista un'
azione diventa socio, cioè proprietario di un pezzo della società
proporzionale alla quantità di azioni che possiede. Se gli affari della società
vanno bene, le azioni si apprezzano, se vanno male, le azioni scendono.
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In realtà, l'andamento dei titoli in Borsa è condizionato anche
dall'andamento generale dell'economia. Se gli investitori sono
fiduciosi sulle prospettive dell'economia, investono di più in Borsa e tutti i
titoli quotati se ne avvantaggiano, se sono pessimisti, abbandonano gli
investimenti azionari e il mercato tende al ribasso.
La Borsa è, spesso,
associata al concetto di speculazione. È vero che con le azioni si può
guadagnare o perdere molto velocemente, anche da un giorno all'altro, ma la
crescita dei mercati azionari si basa sui profitti generati dalle imprese.
Quelli azionari sono, perciò, investimenti nell'economia reale. Sul lungo
periodo, l'investimento in Borsa si è dimostrato il più sicuro e redditizio,
perché basato sulla naturale tendenza dell'economia a crescere. Acquistare
azioni di qualche società solida e promettente è il modo migliore per
garantirsi buoni redimenti.
Un mercato virtuale. Fino a poco
tempo fa, la Borsa era il luogo fisico dove avvenivano le contrattazioni. Gli
agenti di cambio e i loro procuratori si ritrovavano in una grande sala, dove
facevano le loro proposte di acquisto o di vendita per i diversi titoli. La sede
storica della Borsa italiana è a Milano, in piazza degli Affari. Oggi le
contrattazioni sono telematiche: ogni operatore immette nel circuito elettronico
della Borsa le proposte di acquisto o vendita, standosene comodamente seduto nel
proprio ufficio davanti a un computer. E con la diffusione del trading on-line anche i piccoli
risparmiatori possono comprare e vendere azioni direttamente dal computer di
casa.
Azioni ordinarie e di risparmio. I titoli azionari
si dividono in due categorie principali: le azioni ordinarie e quelle di
risparmio. Le prime danno a chi le possiede il diritto di votare nelle
assemblee della società, dove si prende ogni decisione importante. Le
azioni di risparmio non danno invece, la facoltà di partecipare alle assemblee,
ma in cambio offrono dividendi più interessanti. Pagano, infatti, un dividendo
minimo garantito (ovviamente, a patto che la società realizzi profitti) e hanno
un rendimento da dividendo più alto di quello delle azioni ordinarie. Simili
alle azioni di risparmio sono le azioni cosiddette "privilegiate". La somma del
valore di tutte le azioni ordinarie, di risparmio e privilegiate, dà la
capitalizzazione di Borsa di una società. Un valore che cambia ogni giorno.
La capitalizzazione complessiva della Borsa è data dalla la somma delle
capitalizzazioni delle società quotate. Vent'anni fa le azioni quotate nella
Borsa italiana erano 170, ora sono più di 300, per una capitalizzazione
complessiva di circa 600 miliardi di euro. Alla Borsa di New York, il principale
mercato azionario mondiale, sono quotate oltre 3 mila azioni, per una
capitalizzazione complessiva di oltre 10 mila miliardi di dollari (oltre 20
milioni di miliardi di lire).
Privatizzazioni e Opv. A partire dagli anni '90 lo Stato,
ha cominciato una campagna di privatizzazioni e collocamenti in Borsa delle
principali aziende pubbliche: banche, società industriali, di servizi di
pubblica utilità. Le privatizzazioni sono avvenute attraverso Offerte pubbliche
di vendita (Opv), che sono assegnazioni dei titoli, a chi ne fa richiesta (in
banca o presso una società d'intermediazione), prima che le azioni siano
collocate in Borsa. La maggiore Opv è stata quella del colosso dell'energia
elettrica Enel.
Sottoscrivere azioni in occasione di queste offerte è
stato finora, nella maggior parte dei casi, un buon investimento. Sul mercato
sono state immesse società risanate e redditizie. Una privatizzazione, non è
però necessariamente sinonimo di buon affare. Ogni offerta va valutata
attentamente.
Oltre alle aziende pubbliche, un numero crescente di
piccole e medie società sono state collocate in Borsa negli ultimi tempi. In
alcuni casi, sottoscrivere queste offerte prima dell'arrivo dei titoli in Borsa
ha portato a notevoli guadagni. In altri, a cocenti delusioni.
Come
si fa a individuare le azioni migliori? Ogni giorno un esercito di
professionisti (analisti finanziari, gestori di portafogli, economisti e
intermediari) si dedica a una specie di gara, per individuare quali saranno i
migliori titoli azionari. Si analizzano i bilanci delle società e le notizie sui
settori in cui operano, si interpellano gli amministratori e si fanno ipotesi
sulle prospettive degli affari. Soprattutto, si cerca di scoprire qualche dato
positivo prima degli altri; prima cioè, che le buone notizie facciano salire il
prezzo delle azioni, rendendo l'acquisto meno conveniente. In realtà, come ha
evidenziato l'economista inglese John Maynard Keynes, uno dei padri
dell'economia moderna, la logica per individuare l'azione vincente è simile a
quella di un concorso di bellezza. Non è importante individuare la più bella, ma
individuare quella che la maggior parte della giuria reputerà più bella.
In ogni caso, selezionare le azioni di grandi società, che
realizzano buoni prodotti e distribuiscono con continuità un dividendo, è già un
buon criterio. Forse non si individuerà il titolo con le
performance più spettacolari, ma ci si terrà alla larga dalle peggiori
delusioni. La scelta delle azioni è un lavoro abbastanza difficile... se si
vuole investire in Borsa una fetta importante dei propri risparmi è meglio
affidarsi a professionisti, attraverso fondi comuni, gestioni patrimoniali o
altri intermediari specializzati.
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