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Teoria finanziaria | I derivati
Siamo nel terreno della super speculazione, roba da giocatori di poker. La
rischiosità degli strumenti derivati, come i future, i warrant e
le opzioni, è tale che in alcuni casi si può perdere più del capitale investito.
Oggi il loro utilizzo è però diffuso, anche tra i piccoli risparmiatori, che in
questo modo cercano di mettere un po' di pepe nei loro investimenti.
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Questi strumenti si definiscono "derivati", perché non vivono di vita propria:
sono scommesse a termine sull'andamento di un'attività sottostante. Hanno una
scadenza e si possono utilizzare per speculare al rialzo o al ribasso. Se si
azzecca la scommessa si può guadagnare molto. I derivati sono utilizzati, dagli
investitori professionali, soprattutto come una forma di assicurazione contro i
rischi dei mercati. Per esempio, i fondi
comuni che hanno grossi investimenti azionari, in periodi di particolare
incertezza delle Borse, assicurano il portafoglio titoli acquistando derivati al
ribasso. Se la Borsa scende, i guadagni realizzati con i derivati compensano la
perdita.
Future, warrant e opzioni. I future sono i
contratti più rischiosi. Nei mercati mondiali ne sono quotati diversi tipi; ci
sono quelli sul prezzo del succo d'arancia o della pancetta (trattati nella
famosa Borsa merci di Chicago), quelli sulle valute, sulle obbligazioni e sulle
azioni. Nella Borsa italiana ci sono future sull'andamento dei Btp (Buoni
poliennali del Tesoro), denominati Mif, e future sull'andamento
dell'indice di Borsa Mib30, denominati Fib. Dal luglio 2000 c'è anche un Mini
Fib, contratto sull'indice Mib30 che si può sottoscrivere con un investimento
molto contenuto. Ciò che rende i future più rischiosi di altri contratti
a termine è il fatto che la perdita può essere addirittura maggiore
dell'investimento iniziale: se il valore del titolo sottostante scende per
esempio da 10 a 8 euro, chi ha sottoscritto il future, oltre ad avere
perso l'euro investito, dovrà risarcire all'intermediario un altro euro.
L'effetto "leva"E' un meccanismo moltiplicatore. Per
fare un esempio, si investe su un titolo da 10 euro pagando un euro. Se il
titolo sale da 10 a 11 euro, si guadagna sulla differenza, cioè un euro, che
corrisponde a un guadagno del 100%. Ma a moltiplicarsi sono anche le possibili
perdite.
Le opzioni e i warrant sono invece, contratti con i
quali si può perdere, al massimo, il denaro impiegato. Si tratta anche in questo
caso, di scommesse sull'andamento futuro di un'attività quotata (un'azione, un
indice, una valuta, un paniere di titoli, o altro ancora). In sostanza il
contratto, che ha un costo, dà il diritto di ritirare l'attività sottostante
entro una data prefissata a un prezzo prefissato (il cosiddetto strike
price). Se il prezzo dell'attività sottostante alla data di scadenza sarà
superiore al prezzo prefissato, chi ha sottoscritto il contratto incasserà la
differenza. Se invece, il prezzo dell'attività sottostante sarà pari o inferiore
allo strike price, il derivato non avrà più alcun valore.
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